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In una lingua mortale, madre
bambina, parlasti oscure parole,
non in quella scolpita degli angeli.
La tua grazia fa fiorire i deserti,
ma comuni hai le mani e segnate,
né altra legge conoscesti in vita
che l'umile, sconfinato sì. Sei
passata nel tempo come un'acqua
segreta, estranea al suo clamore.
Oh sublime rossore, nuova Eva.
Tu, e il tuo silenzio colmo di luce
avvolge la notte: il tuo silenzio
amante, estasi e rifugio, che
è il ventre stellato dove sognò Dio.
Tu, sempre nascosto oriente del mondo
dietro un povero velo impenetrabile.
Il cuore velato batteva, saldo
e vasto più d'ogni potere umano,
benché trafitto da spietate spade.
Così, regina, ti strinse a sé il cielo.
Fosti sua nella gioia, nel mistero.
Tu, la nostra innocenza perduta.
E noi, orfani del trascendente,
siamo tutti tuoi figli: i figli
crocifissi per cui soffri e speri.